I dati del Rapporto “Noi Doniamo” 2025 raccontano un Paese che continua a credere nel dono. Secondo i dati Istat, la quota di persone sopra i 14 anni che hanno donato almeno una volta nell’anno è passata dall’11% del 2023 all’11,6% nel 2024. Tradotto in cifre: oltre sei milioni di donatori nel nostro Paese.
Donare meno “a caso”, ma con più consapevolezza
Accanto alle donazioni formali, che crescono, il 2024 ha visto invece un calo delle donazioni informali, ossia quelle fatte in contanti o in situazioni di emergenza: solo un italiano su due ha donato in modo spontaneo, contro il 55% del 2023.
È un cambiamento culturale importante: si dona meno “d’impulso”, ma con più desiderio di trasparenza, tracciabilità e impatto reale.
Chi sono i donatori italiani
Il profilo del donatore continua a essere legato all’età, al titolo di studio e al livello di reddito.
La fascia più generosa è quella tra i 65 e i 74 anni, dove quasi il 16% ha effettuato almeno una donazione. A seguire, i 55-59enni e i 45-54enni, segno che la stabilità economica e familiare facilita la scelta di condividere.
La propensione cala nelle fasce più giovani, ma con una novità: cresce il numero di chi dona online o tramite app, segno che le nuove generazioni stanno sviluppando una propria forma di impegno solidale.
Le donatrici donne restano leggermente più numerose (11,9% contro 11,2% degli uomini) e più costanti nella donazione nel tempo.
Quanto al livello di istruzione, un donatore su quattro è laureato, e la tendenza è in aumento: un segnale che il dono cresce con la consapevolezza e la conoscenza delle cause.
Nord Est e Verona: dove il dono è parte della cultura
La geografia della generosità conferma un forte radicamento nel Nord Italia: il Nord Est guida la classifica con il 14,5% di donatori, sopra la media nazionale dell’11,6%.
Un dato che rispecchia bene anche il contesto veronese, dove il volontariato e la solidarietà fanno parte della vita di comunità.
Le tante organizzazioni del territorio, accompagnate anche dal CSV di Verona, testimoniano come la fiducia costruita nel tempo e la trasparenza nella rendicontazione siano i motori che tengono vivo il legame tra cittadini e realtà del Terzo settore.
Dietro ogni cifra c’è un gesto che parla di appartenenza: una donazione che diventa parte del tessuto sociale della città.
Le associazioni: fiducia e presenza fanno la differenza
Dal lato delle organizzazioni, l’Osservatorio IID registra una situazione complessivamente stabile, ma con piccoli segnali di crescita: il 41% delle organizzazioni ha aumentato le proprie entrate, contro il 38% del 2023.
Le erogazioni da persone fisiche restano la principale fonte di sostegno (63%), seguite dal 5x1000 (36%) e dalle donazioni aziendali (31%), in leggera ripresa.
Interessante anche il ritorno alle iniziative in presenza: eventi, banchetti e raccolte di piazza tornano ad essere strumenti efficaci per coinvolgere e far sentire la vicinanza della comunità.
Accanto a questi, cresce l’uso dei canali digitali di donazione, oggi adottati dal 49% delle organizzazioni, soprattutto tramite bonifici online e piattaforme di pagamento. Una tendenza che, se accompagnata da fiducia e chiarezza, potrà rendere il dono ancora più accessibile.
La trasparenza come chiave del futuro
Un aspetto critico resta la comunicazione della trasparenza: quasi la metà delle organizzazioni non pubblica il proprio bilancio sui siti web, rendendo più difficile per i donatori verificare come vengono usate le risorse.
Come sottolinea Cinzia Di Stasio, direttrice dell’Istituto Italiano della Donazione, “la maggiore barriera alla donazione è la scarsità di informazioni: la fiducia nasce dal sapere”.
Per questo il CSV di Verona, con il suo marchio Merita Fiducia, sostiene questo principio: più trasparenza, più fiducia, più dono.
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