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FISSA, soccorritori volontari sulle piste da sci

Iniziamo a conoscere da vicino i volontari che animano le associazioni certificate Merita Fiducia. Un'iniziativa per celebrare il decennale del marchio Merita Fiducia, dando voce alle storie del volontariato veronese.

Presidiano le piste sciistiche del circondario, spingendosi fin sui pendii del Trentino, per vigilare i molti innevati che durante l’inverno si divertono a scivolare. Sono i primi a salire in quota e gli ultimi a scendere, pronti a prestare soccorso in caso di bisogno. È ciò che fanno da ottobre ad aprile i circa 160 volontari attivi di FISSA, Federazione italiana soccorso sci alpino, nei comprensori di Folgaria a Trento, Fiorentini a Vicenza e Maniva, nel bresciano.

La prima tappa del viaggio che L’Arena ha intrapreso per conoscere le 33 associazioni veronesi certificate con il marchio etico Merita Fiducia – promosso dal Centro di Servizio per il Volontariato (CSV) di Verona e giunto nel 2019 al suo decimo anno di vita, sinonimo di rendicontazione e trasparenza nella gestione delle Organizzazioni di volontariato – si ferma sulle piste da sci, tra i volontari di questa realtà fondata nel 2004 ma attiva, seppur con modalità differenti, già dal ’68 grazie agli alpinisti sciatori del Gruppo Alpino Scaligero che diedero vita al Soccorso Piste Sci Verona.

“La giornata della squadra soccorritori inizia presto: noi volontari siamo presenti agli impianti di risalita prima dell’apertura. Non appena la Squadra è operativa, ne diamo comunicazione via radio agli impianti”, spiega Anna Marostica, una delle 33 volontarie e soccorritrici FISSA donne. “La prima discesa è un’attenta ricognizione delle piste alla ricerca di punti critici o potenzialmente pericolosi. Dopodiché, inizia la fase di pattugliamento. Per l’intera giornata, rimaniamo sulle piste assegnate, eseguendo varie discese sulla zona di competenza a disposizione per qualsiasi aiuto. Non ci isoliamo mai, anche durante la pausa pranzo siamo sempre pronti ad intervenire: è così fino all’orario di chiusura”, aggiunge. In caso di chiamata per un intervento di soccorso, che di solito arriva dagli addetti agli impianti di risalita, la Squadra avvia la procedura di intervento: uno dei soccorritori volontari parte in ricognizione per individuare l’infortunato e definire il tipo di supporto sanitario necessario, dandone quindi comunicazione all’altro componente della squadra che interviene portando tutto ciò che è stato richiesto. Non appena il paziente è stato stabilizzato, viene portato a valle con l’Akia (la speciale barella per il trasporto feriti su neve), a velocità moderata e sicura. “Lavoriamo in sinergia e collaborazione con altri soccorritori, dalla polizia ai carabinieri”, precisa Marostica “e la giornata finisce dopo il fermo degli impianti: a chiusura, provvediamo a controllare che tutti gli sciatori abbiano abbandonato le piste, invitando i ritardatari a scendere senza indugi a valle e comunicando comunque l’orario oltre al quale il soccorso non è più garantito. Se rimangono energie, c’è  un punto di ritrovo dove noi soccorritori ci incontriamo per bere qualcosa e condividere un po’ di tempo insieme, perché oltre che una squadra di volontari siamo un gruppo di amici”.

E c’è molto di più. Oltre al primo intervento nelle stazioni invernali e alla formazione continua dei suoi volontari –soccorritori, l’associazione è attiva anche nella promozione della cultura del primo soccorso tenendo nelle scuole corsi sulle manovre di rianimazione cardio-circolatoria. E ha redatto, con il supporto di CSV, Comune e Banco Popolare, il Decalogo dello sciatore, una guida che contiene preziose informazioni di pronto intervento ed elenca quell’insieme di regole, che analogamente al codice della strada, regolano i comportamenti sulle piste di sci, allo scopo di prevenire e arginare gli incidenti.

“La scorsa stagione a Folgaria un cinquantenne è stato colpito da un infarto mentre sciava e si è accasciato al suolo - racconta Anna - siamo tempestivamente intervenuti praticando il massaggio per mantenere l’uomo in vita in attesa dei carabinieri con il DAE, e si è salvato, è rimasto in contatto con noi e di recente è venuto a trovarci”.

Potrebbe succedere ad altri, potrebbe non essere sufficiente il tempo, quindi FISSA ha deciso di formare 50 soccorritori e far ottenere loro la certificazione IRC per l’utilizzo del defibrillatore semi automatico, un’iniziativa che richiede 5.000 Euro, una spesa importante per l’associazione. Per questo è stata di recente avviata una raccolta fondi. Tutti possono contribuire, dona ora da questo sito.

Leggi l'articolo uscito sul quotidiano locale L'Arena.